Perchè non si può evolvere senza una Guida?

Perché necessita un Maestro vivente? (di H. Sawan Singh)

Tratto da “La chiamata del grande maestro” di Daryai Lal Kapur (assistente dal 1910 fino al trapasso – 2.4.1948- del Maestro Hazur Sawan Singh) che scrisse questo libro riportando quanto il grande Maestro disse in varie occasioni in cui si recavano da lui visitatori da tutto il mondo per poterLo conoscere e interrogare.

Nel mondo non manca mai un Maestro

“Il professore missionario confermò: “Anche Cristo dice: ‘Io e il padre siamo uno’ e ‘Chi mi segue raggiungerà il regno dei cieli”.

“Fatemi considerare questo argomento da un altro punto di vista” prosegui il Maestro. “Supponiamo che il vostro bambino di sei anni vada con alcuni amici a vedere una grande fiera che si tiene a una certa distanza da casa vostra. Nel pome­riggio essi sono sorpresi da un violento temporale. Tutti gli altri bambini tornano a casa eccetto il vostro. Scende la not­te ma del bambino non c’è alcuna traccia. Vostra moglie corre a cercarvi in ufficio o al club o dove possiate essere e, con le lacrime agli occhi, vi dice che il figlio si è perso. Non correreste subito a cercarlo senza nemmeno mettervi il cappel­lo o prendere il bastone? Sicuramente fareste cosi. E allora il nostro Padre celeste, l’oceano di misericordia, amore, simpatia e benevolenza, non scenderà giù per salvare i suoi figli e tirarli fuori da questo oceano tremendo di miseria, dolore, pena e afflizione?

Com’è questo mondo?

Questo mondo è come un grande carcere dove sono tenute prigioniere le anime. Che vita è la nostra in questo mondo di lotte e di difficoltà? La morte incombe costantemente su di noi. Le nostre mogli, i bambini, i familiari: nessuno è sicuro. C’è il pericolo che ci vengano strappati in qualsiasi momento. Tutti sono preda di malattie morte e decomposizione. Quaggiù non troverete nessuno felice. Uno piange per la perdita di un amico, un altro perché sua moglie brontola sempre. Uno prega per avere un figlio mentre un altro supplica che suo padre muoia.

Andate a vedere negli ospedali. Visitate i tribunali, le carceri e gli ospizi. Troverete dappertutto una sofferenza dilagante. Domandate a una persona qualsiasi se è felice; darà libero sfogo alle sue disgrazie. Uno ha perso il figlio e l’altro è infelice perché sua figlia è rimasta vedova. La malattia im­portuna uno, mentre la povertà è la sventura di un altro. La disoccupazione manda in rovina. Noterete che chi governa è infe­lice e chi è governato è miserabile. Re, regine, principesse, miliardari, magnati dell’industria e grandi uomini d’affari si trovano schiacciati dalle loro stesse preoccupazioni. Se è questa la condizione dei ricchi, che ne sarà dei poveri? Gli uni­ci beni che trovate nelle loro case sono una grande infelicità, la povertà, la malattia e la sofferenza. Mandati di esecuzione, pignoramenti, carcerazioni per non aver pagato i debiti, oltraggi, insulti e disonore: ecco il loro destino di tutti i giorni.

Forse direte che il tale o il tal’altro possiede tutto ciò che uno può desiderare a questo mondo e che sicuramente sarà felice. Egli ha immense ricchezze, una moglie graziosa, dei bambini ubbidienti, uni casa lussuosa in città e una bella villa in campagna, automobili a sua disposizione e servitori in li­vrea. Di che altro ha bisogno? Sì, sembrerebbe che abbiate ra­gione, ma andate a chiedergli se è felice e state a sentire che cosa risponde. Fu in una tale occasione che Guru Nànek esclamò: ‘Oh! a questo mondo tutti sono nella pena e nell’afflizione. Solo i devoti del Signore sono felici’.

Sahjo Bai, la famosa mistica del Rajastan, dice: ‘Tutti i ricchi e quelli in buona salute li ho trovati infelici e ango­sciati. E i poveri, oh! sono l’incarnazione dell’agonia e della sofferenza. Sono felici solo quei devoti che si sono rivol­ti a Dio per trovarvi sollievo. La salute e le ricchezze non fanno felici né rendono contenti. Se così non fosse Rockefel­ler, il multimiliardario americano, nel vedere un suo operaio portare sulle spalle un pesante carico non avrebbe esclamato: ‘Oh! toglietemi tutte le ricchezze ma datemi la salute di quel pover’uomo’.

La ricchezza potrebbe non essere la causa di tutti i mali del mondo, come dissero alcuni saggi, ma nemmeno contribuisce alla felicità. E’ transitoria, cambia sempre proprietario, è instabile, rende avidi, orgogliosi, spietati e senza comprensio­ne. Dice un Maestro: ‘Nell’accumularla si devono commettere peccati di ogni genere, ma al momento della dipartita (da questo mondo) non viene con noi né vi aiuta’. Il possedere oggetti lussuosi o il godersi i piaceri del mondo non è vera felicità. La reazione all’abbondanza è il dolore. Nànek dice: ‘Una vita nel lusso è carica di dolori. Il senso del piacere porta come conseguenza la malattia e alla fine la miseria’. A che servono dei piaceri che portano sofferenza? Una persona saggia guarda sem­pre alle conseguenze delle proprie azioni.

La situazione dell’uomo sulla terra

In uno dei suoi poemi, Swami Ji descrisse la triste situa­zione dell’uomo dalla nascita alla morte. Egli dice che viene al mondo piangendo e passa l’infanzia in una miseria estrema senza proferire parola, rimanendo nella culla incapace di esprimere le proprie idee o difficoltà. Può avere mal di testa ma i genitori lo curano pensando che abbia il mal di stomaco, aumentando così la sua sofferenza. Egli piange e strilla patetica­mente e non può spiegare la causa del suo dolore, così i geni­tori non sanno che cos’ha. Sentendosi confusa, la madre comin­cia a picchiarlo perché è fastidioso. La maggior parte di que­sto periodo passa con malanni e infermità. Quando cresce un po’ deve affrontare altre difficoltà. Gli piacerebbe giocare e di­vertirsi, ma i genitori vogliono che vada a scuola. Egli trova molte scuse ed escogita stratagemmi per sottrarsi a questo ob­bligo sgradevole, ma non ha scampo. I rimproveri dei genitori e la bacchetta dell’insegnante sono il suo pane quotidiano. Così anche questo periodo di innocenza passa nel turbamento e nella molestia.

“Viene poi la giovinezza, l’età delle follie e dei rimorsi. Senza alcuno sforzo o desiderio da parte sua, gli istinti e gli impulsi naturali lo afferrano, gli ottundono la ragione e lo fanno agire in modo tale che poi avrà da vergognarsi e pentir­si. La lussuria e i desideri sensuali offuscano la mente. La modestia e il ritegno vengono meno. Egli corre dietro a dei bei visi e tutti voi sapete che cosa si fa da giovani. Quando si sposa dimentica tutti i suoi doveri verso i genitori e i fra­telli.

Una volta cessato il primo infuriare della tempesta della lussuria, arriva la preoccupazione di guadagnarsi da vivere decentemente. Per far questo egli compila domande d’assunzione, bussa di porta in porta e di ufficio in ufficio. Dappertutto è trattato con disprezzo e respinto recisamente. Gli sembra di vedere ovunque l’avviso: ‘Non ci sono posti liberi’. La moglie e i figli dicono: ‘Chiedi l’elemosina, fatti prestare qualcosa, vai a rubare. Trova i soldi dove vuoi. Non possiamo vivere di sola aria!’. Notte e giorno quest’ansia gli rode il fegato. Corre di qua e di là come un pazzo. Ha continuamente un peso sul cuore. In casa questo provoca litigi, parole violente e un linguaggio forte, con ciò il fascino della vita coniugale se va.

I doveri di padre di famiglia, l’istruzione dei bambini,le celebrazioni e cerimonie nuziali lo costringono a farsi prestare i soldi, la cui restituzione diventa spesso difficile per l’accumularsi degli interessi. Il pover’uomo è portato in tribunale. Egli si pente delle follie del passato ma ora a che cosa gli serve? Le disgrazie arrivano come scrosci di pioggia tor­renziale. Si dibatte come un pesce fuor d’acqua, invecchia prematuramente e i sensi non gli funzionano più bene. Da ogni parte non vede altro che tenebre. Non trova aiuto da nessuna par­te.

L’intelletto e le energie vengono meno, mentre con la vec­chiaia aumenta l’ingordigia e la lussuria. Il corpo perde vigore e la salute se ne va. Ora tutti lo trattano con disprezzo. E’ vittima di malattie incurabili. Non può appagare i suoi desideri; il cuore è divorato da una brama insaziabile per i piaceri dei sensi che si è accresciuta enormemente. Egli commette fol­lie imperdonabili e diventa il soggetto di dileggi e rimprove­ri da parte di tutti, moglie e figli compresi. Egli prega af­finché la morte lo porti via, ma essa non viene. Talvolta pen­sa che solo col suicidio può trovare una via di scampo alla sua miseria.

Questa è la vita di quaggiù. E dopo la morte c’è un sog­giorno lunghissimo all’inferno: migliaia d’anni per i malvagi che muoiono senza pentirsi o dolersi delle loro cattive azioni. Che pesante condanna per aver usato impropriamente questa vita umana!

Non potete immaginarvi la pena e la sofferenza degli inferni. Lì le anime piangono e stridono ma nessuno ascolta i loro gemiti. Kal, il dominatore dei tre mondi, non mostra mai alcu­na misericordia. Questa triste condizione dei suoi figli non muoverà il Padre a pietà spingendolo ad assumere una forma umana e a venire in loro aiuto?

Come può un Dio infinito essere relegato nel finito?

Come il grande Maestro si interruppe, Rai Roshan Lal dichiarò: “Come può Dio, infinito, senza limiti e onnipotente, essere relegato e racchiuso in un corpo umano? Non riesco a capirlo”.

Sawan Singh disse: “Rai Sahib, questo è perché la gente pensa che Dio sia seduto in un ufficio nei cieli, dove por­ta avanti il lavoro dell’universo. Assegnano al “Senza Limiti” un ambiente limitato. Egli è infinito e onnipresente. Qualsiasi studente di matematica può dirvi che se si toglie una porzione infinitesima all’infinito, rimane ancora l’infinito. Illimita­to meno Illimitato, uguale Illimitato. Nell’Ishvara Upanishad, ‘la via della pace’ afferma: ‘Dio è illimitato, completo e in­finito. Se all’illimitato si toglie l’illimitato, rimane anco­ra l’illimitato. Quando dubitiamo della sua capacità di venire a noi in Forma umana, non comprendiamo il significato di  infinito e di illimitato’. Non sono tutte sue le forme? Spieghe­rò questo in un altro modo”.

Ma si intromise Rai Roshan Lal: “Ora è chiaro. Sembra che spieghiate una cosa con le parole della bocca, ma che in più una luce improvvisa baleni nel cervello non appena co­minciate a rispondere”.

Il grande Maestro continuò: “Che la nostra anima sia una goccia dell’oceano sconfinato di Spiritualità nessuno lo vorrà negare. Oppure possiamo dire che in ciascuno, di noi c’è qualcosa di Dio che si rivela più completamente come ci si rivolge a lui. Un poeta, un filosofo, uno scienziato, uno yogi e un’anima an­cor più illuminata, hanno più di lui di un essere umano ordina­rio. La Luce di ‘Dio in noi’ risplende non appena si eliminano i rivestimenti fisici che la coprono, finché si giunge a une stadio in cui il Signore si manifesta dentro di noi in tutta la Sua Gloria. Una volta raggiunto questo stadio non abbiamo più limitazioni, spiritualmente parlando. Possiamo elevarci a volontà nei piani superiori. I segreti di questi piani diventano nostri e così pure i loro poteri. L’anima diventa una cosa sola con l’Infinito. La goccia entra nell’oceano e diventa l’oceano stesso. Di fatto ogni anima è potenzialmente Dio, anche se e­gli è nascosto dagli oscuri rivestimenti fisici. ‘Dietro alle nubi il cielo è più sereno e il sole splende luminoso’.

E’ la presenza delle nubi che causa l’oscurità; quando sono disperse da una folata di vento, la luce del sole emerge radiosa. Ma come si è detto prima, non è vero che le cose che non sono intelligibili non esistono. Anche il saggio Socrate dovette ammettere che ‘può esserci un regno di sapienza da cui sono bandite le persone logiche’. Talvolta mi viene da ridere vede­re dei giovani che fanno delle asserzioni in modo dogmatico riguardo a cose di cui non conoscono assolutamente nulla. Non han no mai studiato l’argomento e non hanno mai fatto alcuna indagine in proposito, tuttavia noterete che fanno asserzioni assolutamente ingiustificate su Dio, l’anima, il paradiso e l’inferno, e il loro modo di operare”.

IL VERO MAESTRO

Un vero Maestro vivente è una benedizione per il mondo.
Sorge tuttavia la domanda: perché un Maestro vivente?
Non vi sono già sufficienti Scritture e sufficienti libri attraverso i quali parlano i Maestri di Spiritualità e i Santi del passato? Non vi è dubbio che le Scritture e i Libri Sacri di cui disponiamo costituiscono un inestimabile tesoro per l’umanità, essendo la registrazione delle parole e delle esperienze dei Maestri del passato. Tuttavia un vero Maestro vivente è un fatto singolarmente importante. Il Maestro vivente è una persona che, con incrollabile disciplina, umiltà ed amore per la Verità e per tutta la Creazione, ha raggiunto una completa conoscenza spirituale. Egli, pertanto, può impartire accurate istruzioni di prima mano sulla Via della Conoscenza divina. Queste istruzioni pratiche, nonostante siano state date in modo pressoché identico dai Maestri di Spiritualità di ogni tempo, non si trovano scritte sui libri, essendo state trasmesse direttamente di Maestro in Maestro. Attraverso di esse, e trasferendo nel discepolo la Luce e la più alta Vita del proprio spirito, il Maestro vivente eleva l’anima del devoto ad un più alto stato di coscienza. L’intensità di questa esperienza iniziale, o impulso vitale, impartito dal Maestro al momento dell’accettazione alla Via della Spiritualità, dipende dall’evoluzione spirituale raggiunta fino a quel punto dal discepolo; tale evoluzione non ha nulla a che fare, però, con la sua cultura derivata dai libri, ma è misurabile dal grado di umiltà, di amore e dalla sete di vera Conoscenza da lui sviluppati. Il Maestro guida il proprio discepolo prima sul Piano fisico e quindi nei Piani spirituali interiori. Mano a mano che il discepolo progredisce sulla Via attraverso la disciplina, il Maestro lo sostiene col proprio amore e gli spiana il Cammino. Il discepolo è legato così alla Luce ed alla Vibrazione celestiale o Parola che tutto pervade ed è certo che non potrà più perdersi sulla strada maestra.

Il Maestro vivente fornisce un valido esempio di vita ed è l’incarnazione stessa di quanto va insegnando. Le sue parole raggiungono le profondità più riposte del cuore del devoto e chi le ascolta e le pratica ne riceve un incomparabile impulso vitale. La presenza fisica e gli sguardi intensi ed amorevoli di un vero Maestro irradiano attorno vibrazioni d’amore che caricano l’atmosfera come potenti magneti, rendendo più semplice la comprensione e più facile la pratica del Cammino interiore. Inoltre, ad ogni istante di dubbio, il discepolo può consultare il Maestro, personalmente o per corrispondenza e riceverne conforto e diretto consiglio.

L’autentica Spiritualità non si improvvisa, ma è frutto di una lunga e infaticabile disciplina, come dimostra senza eccezione la vita di tutti i massimi Santi e Maestri. Un Maestro autentico è dotato di piena conoscenza ed esperienza pratica, e porge al discepolo tutta la guida e la protezione necessarie. Cercare di elevarsi al di sopra del Piano fisico senza una Guida capace, è molto pericoloso. L’estrema necessità di un’anima Maestra competente, per coloro che vogliono intraprendere il Cammino spirituale, è sottolineata da saggi, Santi e Maestri di ogni tempo con un’enfasi che a prima vista potrebbe apparire esagerata a chi non ha mai sperimentato personalmente la grazia di un vero Maestro.

Nelle Sentenze di Giovanni della Croce leggiamo:
L’anima virtuosa, ma sola e senza un Maestro, è come il carbone acceso ma isolato, il quale, invece di accendersi di più, si raffredda 1.

E ancora: Colui che vuole restare solo senza il sostegno di un Maestro e di una guida, è come un albero solitario e senza padrone in un campo, i cui frutti, per quanto abbondanti, verranno colti dai passanti ancora prima di giungere a maturazione.

Il Cristo disse:
Senza di me non potete fare niente 2.

Tulsi Sahib una guida spirituale Sikh afferma: Che non rimanga il minimo dubbio nella mente di alcuno: nessuno è mai riuscito ad attraversare indenne i tempestosi e turbinosi mari della vita senza un Maestro.

Kirpal Singh affermava: Senza un Maestro tutto è buio.

Il Maestro vivente rappresenta una Guida necessaria sia esteriormente che interiormente. Esteriormente Egli conferisce insegnamenti chiari ed inequivocabili e rappresenta, con la sua esistenza, l’esempio stesso di quanto va predicando: egli è il risultato della Via. Dei Maestri del passato abbiamo solo un’idea creata nella nostra mente ma nessuno li ha mai visti o interpellati direttamente. Dagli insegnamenti del Cristo, per esempio, col tempo si sono formate decine di fedi cristiane differenti a causa delle interpretazioni della mente degli uomini (come è accaduto, tra l’altro in tutte le religioni istituzionali). Con una guida vivente ciò non può accadere perché i suoi insegnamenti sono di prima mano e ogni dubbio sulla teoria o sulla pratica della Via può essere da Lui dipanato direttamente. Inoltre il Maestro è una guida interiore che permette all’anima del discepolo di elevarsi e progredire nei Piani spirituali protetta dal potere del Maestro. Ciò evita all’Iniziato di un vero Maestro le tribolazioni vissute da molte anime virtuose che hanno tentato di elevarsi senza la protezione di un Maestro (per fare due esempi: Padre Pio combatteva con forze negative che lui stesso identificava col diavolo, Santa Teresa D’Avila passò buona parte della sua vita da giovane affetta da malattie debilitanti e affermava: quanto è difficile la Via senza un Maestro).
Alcune persone dotate di un buon substrato spirituale possono avere esperienze di Luce anche prima di incontrare il Maestro, ma senza la protezione e le istruzioni interiori del Maestro non possono progredire di Piano in Piano e di gloria in gloria fino alla meta ultima.

1 S. Giovanni della Croce: Sentenze 7.
2 Vangelo di Giovanni. 15, 1-8.

Per chi fosse interessato alla spiritualità autentica e alla meditazione:
Pier Franco Marcenaro
Meditazione Universale

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